Amazon denuncia la concorrenza, ma era davvero necessario? La mossa del colosso lascia tutti stupiti

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Tre gruppi di venditori su Amazon si sono inventati un metodo perfetto per truffare i concorrenti – newscellulari.it

Pratiche scorrette e sleali che danneggiano i concorrenti: queste le accuse di Amazon ad alcuni venditori sulla sua piattaforma. Le denunce sono state tre verso tre gruppi differenti. Il motivo è lo svelamento di un sistema che danneggiava i prodotti concorrenti tramite denunce di violazione del copyright.

Gli store online stanno entrando sempre più di diritto nel novero delle nostre abitudini. Probabilmente rientrano già in quelle della maggior parte della popolazione, anche se, per fortuna, quest’attitudine non ha ancora cancellato il vecchio shopping presso il negozio fisico. Ovviamente, a guidare questa rivoluzione epocale ci hanno pensato i giganti dell’e-commerce, in primis Amazon. In realtà, non è cambiato solo il metodo di acquisto. Anche il modo di vendere ha approfittato delle sconfinate possibilità del digitale.

Amazon, per esempio, ha la sua piattaforma personale su cui chiunque si può registrare come venditore per proporre sul marketplace online i propri prodotti. Ritrovarsi in qualsiasi parte del mondo e riuscirsi a far notare da un pubblico ampio come quello di Amazon è un vantaggio incredibile. Per questo motivo, purtroppo, col tempo anche le tecniche meno lecite per emergere in visibilità si sono affinate. Adesso, a causa di alcune pratiche scorrette, Amazon ha deciso di denunciare tre gruppi di venditori per una truffa singolare.

I venditori “furbetti” denunciati da Amazon: ecco com’è andata

C’è da dire che ogni marketplace online ha i suoi venditori, e che questi devono provare ad emergere in un modo o nell’altro. Le pratiche sleali sono diffuse su tutti gli store. Quello che è successo su Amazon, però, riguarda tre gruppi che hanno sviluppato un sistema astuto. Essi, infatti, creavano finti siti ufficiali di prodotti venduti dai concorrenti, utilizzando per lo scopo inserzioni originali e le stesse foto che gli altri venditori proponevano nella loro scheda prodotto. Una volta fatto questo, denunciavano il venditore-vittima di violazione del copyright.

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Secondo i dati diffusi, nella maggior parte dei casi il metodo non è riuscito ad andare in porto – newscellulari.it

Lo scopo era quello di far rimuovere le inserzioni rivali in modo da essere le uniche a risultare nelle ricerche. Uno di questi gruppi truffatori addirittura si sarebbe spinto fino alla creazione di falsi marchi registrati per entrare nel programma Amazon Brand Registry da cui avrebbe potuto segnalare e far rimuovere tutte le vittime. I nomi di questi venditori sono Sidesk (3850 tentativi di truffa), il protagonista principale, Dhuog (229) e Vivic (59). In una minor parte dei casi, il metodo è riuscito a funzionare.